BENVENUTI A CASA MIA

BENVENUTI A CASA MIA

marzo 12, 2018 0 Di

BENVENUTI A CASA MIA

Jean-Etienne Fougerole, intellettuale engagé, promuove in televisione il suo ultimo libro (“A braccia aperte”). Incalzato dalla provocazione del suo rivale, un giovane candidato (e scrittore) di destra che lo invita ad accogliere a casa una famiglia Rom, annuncia pubblicamente indirizzo e disponibilità, sperando che nessuno lo prenda davvero sul serio. Ma Babik e prole, riuniti intorno al televisore, raccolgono l’invito e battono cassa al cancello. Insediatisi con la roulotte nel giardino dei Fougerole, provano a integrarsi con risultati maldestri e una resilienza irriducibile come il pregiudizio.

Ladri, misogini, mangiatori di ricci e di talpe, bevitori di cherosene con la barba incolta e i denti di metallo, i Rom che sbarcano e sbracano sul giardino di una bella casa di Marnes-la-Coquette servono soprattutto a smascherare le certezze e a rivelare i vizi della sinistra francese, oggetto esplicito del risentimento dell’autore. Ogni battuta dei coniugi Fougerole, ogni replica, servita agli avversari politici o agli ospiti in giardino, non è che un accumulo di cliché triti su una gauche borghese, benpensante e incapace di ammettere in fondo di essere altrettanto razzista.

A confermare l’ideologia dozzinale del film, sono anche le soluzioni tecniche e narrative, che sollevano la questione della distinzione tra discorso del personaggio e discorso filmico. Il dire (falsamente) progressista di Fougerole (un ‘consumato’ Christian Clavier) e signora (Elsa Zylberstein) è costantemente contraddetto dalle immagini. Se monsieur Fougerole sostiene davanti al sindaco che i Rom sono vittime di pregiudizi sociali infamanti, nell’inquadratura successiva la madre di Babik passeggia per la strada con un maiale. Un cut, un piano seguente, un contro campo arrivano puntuali a punire la loro coscienza sociale, dimostrando alla fine che la sinistra ha torto (i Rom sono dei vampiri che non si limitano certo alla soglia di casa) e l’estrema a destra ha ragione (non siamo più a casa nostra).

Così, oltre alla spregevole e folclorica caratterizzazione dei suoi convitati, brutti, sporchi, cattivi e piegati a consolidare i peggiori stereotipi razzisti, Benvenuti a casa mia presta il fianco all’idea fissa dell’estrema destra di un’infiltrazione barbara e parassitaria nelle nostre città e nelle nostre case.

Uscito in Francia ad aprile del 2017, una manciata di giorni prima delle elezioni presidenziali, il film di Philippe de Chauveron è la risposta (forse) piccata a Chez nous – A casa nostra di Lucas Belvaux, che provocò a febbraio dello stesso anno l’ostilità di Marine Le Pen e dei dirigenti del Front National. In una commedia etnica tutta a destra, che cavalca l’immagine negativa di una comunità già largamente stigmatizzata e giudicata sgradita, quello che resta alla fine è un happy end che riconcilia unicamente dal basso, tra fiori d’arancio, populismo e umorismo discriminatorio.