VENGO ANCH’IO

VENGO ANCH’IO

marzo 12, 2018 0 Di

VENGO ANCH’IO

Corrado è assistente sociale presso un centro per minori svantaggiati di Segrate, ma ha a sua volta un problema: è dipendente dagli psicofarmaci, tanto da finire licenziato. Dovendo partire, decide di accompagnare Aldo, affetto da sindrome di Asperger, dal suo vero padre a Pescara. Per risparmiare sul viaggio i due caricano Maria, che vanno a prendere fuori dal carcere e devono portare al porto di Brindisi dalla figlia Lorenza, atleta nel canottaggio femminile. Corrado, più o meno in segreto, progetta di concludere la sua avventura con il suicidio, ma il tragitto riserverà a tutti loro diverse sorprese e li obbligherà ad abbandonare la propria armatura per aprirsi con gli altri.Il film è infatti un’occasione mancata: sarebbe probabilmente bastato un regista capace di dare una diversa impronta alle riprese, e soprattutto ai tempi comici e alla direzione degli attori, per migliorare significativamente l’alchimia in scena. Le idee infatti sarebbero anche giuste, visto che, seppur diretta verso un finale positivo, la commedia svicola da ogni stucchevolezza grazie a una sana dose di scorrettezza politica. Così per esempio il ragazzo con Asperger, come Ciccio Ingrassia in Amarcord, sale su una pianta e rifiuta di scendere finché non gli sarà offerto di fare sesso. Maria, all’uscita dal carcere, riceve indietro, come John Belushi in The Blues Brothers, i propri oggetti personali, che comprendono un trio di sex toys, tra cui un vibratore che poi cercherà di usare per arricciarsi i capelli. Corrado pensa a poco altro che alle sue pasticche ed è determinato nel proposito di farla finita. La figlia di Maria, Lorenza, è l’unica a voler credere in qualcosa, per la precisione i valori dello sport, ma i suoi momenti di lealtà sono cinicamente commentati dagli altri e da sua madre in particolare.
C’è dunque uno sforzo costante di sporcare i personaggi, rendendoli simpatiche canaglie più che eroi del quotidiano, secondo il modello dell’arte di arrangiarsi. Non ci si spinge comunque oltre qualche occasionale comportamento sconveniente, senza mai rompere un’aura, in fondo rassicurante, di calmierata cattiveria.Se, come da copione per un film del genere, è inevitabile che si vada a parare verso la costituzione di una sorta di nucleo famigliare, fa però piacere che si tratti di una famiglia per scelta e non per nascita, dove tutti e quattro sono simpaticamente loser. Anche qui però senza esagerare: nessuno è portatore di qualche diversità che possa turbare il pubblico medio italiano.
Nonostante le intenzioni relativamente buone, di non scadere nello scatologico da una parte o nella sdolcinatezza dall’altra, mancano, alla fine, la zampata capace di graffiare e una produzione che sia davvero cinematografica.
Per quanto si faccia uso, più o meno cartolinesco, di vari paesaggi e pur senza condire il tutto con tormentoni musicali alla moda, Vengo anch’iodifetta di un’identità che non sia quella del prodotto per la Tv generalista. Al punto da risultare fin troppo neutro e schiacciato sulla già rodata comicità televisiva di Nuzzo e Di Biase. Dovrebbero ravvivare la sequela di gag più o meno stanche varie guest star come Ambra Angiolini e Vincenzo Salemme, che hanno solo brevi cammei, e Aldo Baglio (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) e Francesco Paolantoni, che sembrano però le macchiette di loro stessi. Pure i protagonisti d’altronde non riescono a uscire dai loro tipi comici e a dare realmente vita ai propri personaggi. Troppo poco per il grande schermo